News & Circolari

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In questa sezione lo Studio Ragnoli vi terrà aggiornati se tutte le ultime notizie in materia fiscale, le scadenze da rispettare e le normative in materia contrattuale.

DIMISSIONI ON LINE DAL 12 MARZO 2016

Posted by on 17:18 in Amministrazione del Personale | Commenti disabilitati su DIMISSIONI ON LINE DAL 12 MARZO 2016

Con la finalità di evitare il fenomeno delle c.d. “dimissioni in bianco” e rendere inefficaci le dimissioni e le risoluzioni consensuali presentate con modalità diverse da quelle previste dalle nuove disposizioni, il legislatore ha previsto, all’art. 26 D. Lgs. n. 151/2015, l’introduzione di una specifica e rigorosa procedura.

A partire dalle dimissioni comunicate dal 12 marzo 2016 (indipendentemente dalla data di effettiva cessazione), tutti i lavoratori subordinati, con l’eccezione di alcune ipotesi, dovranno utilizzare la nuova procedura telematica disciplinata dal decreto del Ministero del lavoro per manifestare la propria volontà di recedere dal rapporto di lavoro. Va da sé, quindi, che tutte le dimissioni pervenute/ricevute sino all’11 marzo 2016 continueranno a seguire la già conosciuta procedura di convalida; per le cessazioni comunicate prima del 12/03/2016 per le quali non sia già stata presentata validazione o comunicazione UNILAV ci sarà probabilmente una duplicazione di adempimenti o reiterazione di richieste.

 

La nuova procedura non si applica:

 ai rapporti di lavoro domestico;

 ai recessi intervenuti nelle sedi c.d. “protette” (commissioni di certificazione, Direzione Territoriale del Lavoro, organismi sindacali e sedi individuate dalla contrattazione collettiva);

 al recesso durante il periodo di prova;

 nei casi di dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto presentate dalla lavoratrice nel periodo di gravidanza o dalla lavoratrice/lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino, che dovranno essere convalidate esclusivamente presso la Direzione del lavoro competente per territorio;

 ai rapporti di lavoro marittimo in quanto regolati dal Codice della Navigazione;

 ai rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione.

 

Sotto il profilo operativo il lavoratore o la lavoratrice che intende rassegnare le proprie dimissioni o risolvere consensualmente il rapporto di lavoro dovrà compilare, con modalità esclusivamente telematiche, un modulo messo a disposizione in apposita sezione “sistema informatico SMV” del sito www.lavoro.gov.it, secondo due distinte modalità:

 

1. procedura diretta: in questa ipotesi il lavoratore deve essere già in possesso del PIN INPS dispositivo e, dopo essersi registrato al sito www.cliclavoro.gov.it per la creazione di una propria utenza, potrà accedere al sito www.lavoro.gov.it per la compilazione e il successivo inoltro del modulo attestante la propria volontà di dimettersi. Qualora non fosse provvisto di PIN INPS dispositivo, il lavoratore dovrà, prima di procedere alle dimissioni e qualora non intenda avvalersi di un intermediario, inoltrare specifica richiesta per ottenerlo all’Istituto, accedendo al sito www.inps.it (https://serviziweb2.inps.it/RichiestaPin/jsp/menu.j

 

2. procedura assistita: in alternativa alla prima ipotesi il lavoratore potrà richiedere assistenza ad un intermediario abilitato. I soggetti abilitati sono:

a) patronati;

b) organizzazioni sindacali;

c) enti bilaterali;

d) commissioni di certificazione.

In questa ipotesi l’accesso alla procedura “sistema informatico SMV” viene effettuata dai predetti soggetti che avranno cura di accertare l’identità del lavoratore.

E’ opportuno ricordare che il lavoratore potrà revocare la decisione di dimettersi entro i 7 giorni dalla data di trasmissione utilizzando le predette modalità.

Completata la compilazione, il modulo verrà inoltrato automaticamente, tramite il sistema informatico SMV, all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del datore di lavoro ed alla Direzione territoriale competente. Una volta pervenuto il modulo compilato, le dimissioni potranno essere considerate valide e, entro i consueti cinque giorni successivi dalla data di cessazione, occorrerà procedere alla comunicazione da inoltrare ai competenti servizi per l’Impiego.

 

Nel caso in cui il lavoratore dovesse utilizzare una modalità non conforme a quanto riportato in precedenza, suggeriamo di sollecitare i lavoratori a perfezionare il recesso pena l’inefficacia dello stesso ed il rischio di dover procedere al licenziamento disciplinare con conseguenti oneri economici o oggetto di possibile contenzioso o una sospensione del rapporto di lavoro, con inutili oneri di gestione o strascichi normativi incerti.

In ultimo, è opportuno ricordare che la norma prevede un gravoso apparato sanzionatorio nel caso in cui si rilevi un’alterazione, da parte del datore di lavoro, del modulo attraverso il quale viene manifestata la volontà del lavoratore. In particolare, è prevista, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, una sanzione amministrativa pecuniaria che va da euro 5.000 a euro 30.000.

 

NOVITA’ PER CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA

Posted by on 16:10 in Amministrazione del Personale | Commenti disabilitati su NOVITA’ PER CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA

08.10.2015

OGGETTO: NOVITA’   CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI   ( ORDINARIA E PER EVENTI ATMOSFERICI )    –  JOBS ACT e DECRETO LEGISLATIVO DI ATTUAZIONE N. 148/2015.

            Il decreto Legislativo n. 148 / 2015 apporta delle novità in materia di   ammortizzatori sociali   con effetto a partire dal 24 settembre 2015.

Le novità principali e sostanziali sono :

  1. REQUISITI LAVORATORI BENEFICIARI:

per l’integrazione il lavoratore deve aver svolto almeno 90 giorni di lavoro effettivo al momento della domanda.

  • DURATA :

 

a partire dal 24.09.2015 il trattamento di CIG ORDINARIA ( e STRAORDINARIA ) non può superare la durata massima di 24   mesi   in   un quinquennio mobile   ( per le imprese operanti nel settore edilizio industriali e artigiane   e nel settore dell’escavazione e materiali lapidei   la durata massima è di 30 mesi   in un quinquennio mobile )

  • PAGAMENTO:
  • Il pagamento delle ore di cig è effettuato dall’impresa ai dipendenti aventi diritto alla fine di ogni periodo di paga  ( salva la possibilità di richiedere il pagamento diretto all’Inps … punto questo ancora da chiarire  )
  • l’impresa  recupera il trattamento anticipato mediante rimborso dall’Inps ovvero con conguaglio sui contributi da versare mensilmente

 

  • Per questo punto l’Inps deve chiarire se per procedere al pagamento al dipendente si deve attendere l’autorizzazione   oppure si deve procedere anche senza autorizzazione ? !
  • INFORMAZIONE E       CONSULTAZIONE SINDACALE

 

Rimane confermato come per il passato, che il datore di lavoro   prima dell’inizio del periodo di cassa integrazione   DEVE inviare e quindi attivare   la procedura di informazione e consultazione sindacale alle rappresentanze sindacali aziendali (ove presenti) o in mancanza alle associazioni sindacali territorialmente più rappresentative

10 gg prima dell’inizio della sospensione, nel caso di aziende con meno di 50 dipendenti

25 gg prima dell’inizio della sospensione, nel caso di aziende con più di 50 dipendenti

 

  • TEMPISTICHE DI       INVIO   ALL’INPS:

 

sono state modificate   le tempistiche di comunicazione all’Inps come segue:

  • Il termine di presentazione della domanda di   cassa all’Inps è di   15 giorni decorrenti dall’inizio   della sospensione   o riduzione dell’attività lavorativa  ( prima del 24.09.2015 era entro il 25 del mese successivo a quello in cui era intervenuta la cassa )
  • Il termine di 15 dalla data di inizio della sospensione vale anche per le cig per eventi atmosferici ( pioggia, neve, ecc.. ) per imprese edili   e   cave.

TFR IN BUSTA PAGA NOVITA’ DAL 01.03.2015

Posted by on 17:15 in Senza categoria | Commenti disabilitati su TFR IN BUSTA PAGA NOVITA’ DAL 01.03.2015

Come previsto dalla  Legge di Stabilità, dal  1° marzo 2015 il trattamento  di  fine  rapporto  (TFR) ,  potrà  acquisire  la  forma  di  una  integrazione  della  retribuzione mensile.

Dalla  suddetta  data ,  scatta per i lavoratori dipendenti del settore privato la POSSIBILITA’ di chiedere in busta paga l’anticipo del TFR maturato mensilmente sul quale, e’ bene ricordarlo, la tassazione e’ quella ordinaria marginale ( e non quella ridotta) e sulla quale si applicheranno le ordinarie addizionali regionali e comunali, con la possibile incidenza sulle prestazioni sociali collegate al reddito. L’anticipo del TFR non e’ gravato da imposizione contributiva e non rileva ai fini della corresponsione degli 80 euro mensili, confermati dalla legge n. 190/2014.

Questi sono i punti essenziali:

  1. L’anticipo      può essere richiesto da tutti i lavoratori che operano nel settore privato      con almeno 6 mesi di anzianità di  servizio, con esclusione degli operai agricoli a tempo indeterminato e dei      collaboratori familiari del settore domestico, dei dipendenti da aziende      soggette a procedura concorsuale, o che hanno sottoscritto accordi di      ristrutturazione del debito, dei prestatori di imprese in Cig in deroga      dopo un periodo di Cigs (unicamente in quest’ultimo caso, alle sole unità      produttive interessate ), o che      hanno ricevuto un finanziamento, dando in garanzia il TFR, fino alla      scadenza dello stesso. I lavoratori, a tempo indeterminato, debbono      essere in forza da almeno sei mesi.
  2. La      richiesta, che non può essere      revocata una volta presentata, riguarda il periodo compreso tra marzo 2015  e  giugno   2018       ed  è  quindi       vincolante  per  il       triennio.
  3. L’anticipo      entra in busta paga nel mese immediatamente successivo a quello di      richiesta o 4 mesi dopo nel caso in cui il datore di lavoro richieda      l’intervento di un Istituto di credito a seguito dell’accordo sottoscritto      dall’ABI.
  4. Con      la richiesta del lavoratore il TFR non è più a seconda delle ipotesi,      accantonato in azienda, trasferito al Fondo di tesoreria dell’INPS o al      fondo di previdenza complementare.
  5. Il  lavoratore  interessato,  dovrà presentare richiesta  specifica  all’ufficio personale  della       scrivente,   e  l’azienda  inizierà ad  erogare l’importo mensile previa  autorizzazione  dell’Inps.

Bonus busta paga 2014

Posted by on 10:47 in Amministrazione del Personale | Commenti disabilitati su Bonus busta paga 2014

Si rende noto che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 24 aprile 2014, n. 95, il decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale.

Punto centrale del “provvedimento” è il riconoscimento di un credito ai lavoratori dipendenti e assimilati con un reddito complessivo, ai fini IRPEF, non superiore a 26.000 euro, che va ad incrementare la retribuzione netta, con l’obiettivo di favorire i consumi e la crescita economica attraverso la riduzione del c.d. “cuneo fiscale”.

In particolare, è stato inserito il nuovo comma 1-bis nell’art. 13 del Tuir, che prevede per i percettori di reddito di lavoro dipendente, esclusi i pensionati (art. 49, comma 2, lett. a), Tuir), e di alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l) Tuir), un credito pari a:

o       euro 640, se il reddito complessivo per il periodo d’imposta 2014 non è superiore ad euro 24.000;

o       euro 640, se il reddito complessivo per il periodo d’imposta 2014  è superiore ad euro 24.000 ma non a euro 26.000. Tuttavia, in questo caso il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l`importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l`importo di 2.000 euro. In quest’ultima ipotesi la formula da applicare per il calcolo del bonus spettante sarà:

      • bonus spettante= 640 x [(26.000 – reddito complessivo)/2.000].

Il bonus si azzera qualora il reddito complessivo sia uguale o superiore 26.000 euro.

Il credito compete esclusivamente se l’imposta lorda sul reddito di lavoro dipendente e assimilati risulta superiore alle detrazioni per reddito di lavoro spettante.

Il bonus è riconosciuto in via automatica dal sostituto d’imposta e va ripartito tra le retribuzioni erogate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legge (24 aprile 2014), a partire dal primo periodo di paga utile.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare citata, ha chiarito che il sostituto d’imposta riconosce il credito dovuto in aggiunta alle retribuzioni spettanti, a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio 2014, senza dover attendere alcuna richiesta esplicita da parte dei beneficiari.

Solo nel caso in cui non sia possibile, per ragioni esclusivamente tecniche legate all’iter di pagamento delle retribuzioni, procedere all’erogazione delle stesse in maggio, i sostituti d’imposta potranno riconoscere il credito a partire dalle retribuzioni erogate nel successivo mese di giugno, ferma restando la ripartizione dell’intero importo del credito spettante tra le retribuzioni dell’anno 2014.

I sostituti di imposta devono determinare la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei dati reddituali a loro disposizione, tenendo conto in base al reddito previsionale e alle detrazioni delle somme e dei valori che il sostituto stesso corrisponderà durante l’anno, nonché di eventuali altri redditi che il lavoratore dovesse comunicare, rivenienti da altri precedenti rapporti di lavoro avuti nel 2014.

Il credito va rapportato al periodo di lavoro nell`anno e pertanto, in caso di rapporto di lavoro inferiore all’anno, l’Agenzia delle Entrate nella circolare citata, ha precisato che lo stesso deve essere determinato considerando il numero dei giorni lavorati nell’anno, secondo le regole applicabili a ciascuna categoria di reddito beneficiaria (circolare Agenzia delle Entrate 9 gennaio 1998, n. 3/E). 

La misura del bonus non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente e assimilati e, quindi, le somme incassate a tale titolo non sono imponibili ai fini delle imposte sui redditi, comprese le relative addizionali regionale e comunale.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i crediti non costituendo retribuzione per il lavoratore, non incidono sul calcolo dell’Irap delle società.  

Il credito in esame è riconosciuto per l’anno 2014, in attesa dell’intervento normativo strutturale che dovrà essere attuato con la legge di stabilità per l’anno 2015.

Adempimenti del sostituto d’imposta

In sintesi, al sostituto d’imposta competono i seguenti adempimenti:

  • verifica l’esistenza delle tre condizioni:

a)      tipologia di reddito prodotto dai beneficiari (reddito di lavoro dipendente, esclusi i pensionati (art. 49, comma 2, lett. a), Tuir), e i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l) Tuir);

b)       Irpef lorda su redditi di lavoro dipendente e assimilati maggiore delle detrazioni di lavoro dipendente (non si considerano, ai fini del calcolo, le altre detrazioni, quali quelle per familiari a carico);

c)      reddito complessivo inferiore a  26.000 euro;

  • procede al calcolo del bonus spettante rapportandolo al periodo di lavoro svolto dal dipendente nell’anno. Il beneficio spetta da maggio a dicembre 2014 ed è pari a 80 euro mensili (640/8) in caso di rapporto di lavoro continuativo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2014. Diversamente in caso di assunzione o cessazione in corso d’anno, la misura deve essere riproporzionata al minor periodo di lavoro;
  • eroga in automatico al dipendente il bonus spettante a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio;
  • recupera il bonus erogato, fino a capienza, dall’ammontare delle ritenute disponibili in ciascun periodo di paga (compensazione verticale) e,  solo in caso di incapienza delle stesse, per la differenza, dai contributi previdenziali dovuti per il medesimo periodo di paga;
  • indica il bonus erogato nel modello CUD 2015;
  • indica gli “importi non versati”, per effetto degli utilizzi a scomputo, nel modello 770 2015.

L’Agenzia delle Entrate ha esemplificato quali ritenute possono rientrare nell’ammontare complessivo delle ritenute utilizzabili per lo scomputo del credito, indicando le ritenute relative all’IRPEF, le addizionali regionale e comunale nonché le ritenute relative all’imposta sostitutiva sui premi di produttività o al contributo di solidarietà.

In caso di incapienza del monte ritenute tale da non consentire l’erogazione del bonus nello stesso periodo di paga a tutti i percipienti che ne hanno diritto, è previsto che il sostituto d’imposta utilizzi, per la differenza, i contributi previdenziali dovuti per il medesimo periodo di paga, i quali non devono quindi essere versati.

Restituzione del credito non spettante

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, fermo restando l’obbligo per i sostituti d’imposta di riconoscere in via automatica il credito in base alle informazioni in loro possesso, i contribuenti che non hanno i presupposti per il riconoscimento del beneficio, ad esempio perché titolari di un reddito complessivo superiore a euro 26.000 derivante da redditi diversi da quelli erogati dal sostituto d’imposta, sono tenuti a darne comunicazione al sostituto d’imposta il quale potrà recuperare il credito eventualmente erogato dagli emolumenti corrisposti nei periodi di paga successivi a quello nel quale è stata resa la comunicazione e, comunque, entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno o di fine rapporto.

Il contribuente che abbia comunque percepito dal sostituto d’imposta un credito in tutto o in parte non spettante è tenuto alla restituzione dello stesso in sede di dichiarazione dei redditi.

Contribuenti senza sostituti d’imposta

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, altresì, che i contribuenti per i quali il credito in commento, spettante per l’anno d’imposta 2014, non sia stato riconosciuto, in tutto o in parte, dai sostituti d`imposta, ad esempio perché relativo a un rapporto di lavoro cessato prima del mese di maggio, possono richiedere il credito nella dichiarazione dei redditi.

 

“RIDIMENSIONATE” LE RESTRIZIONI PER IL PAGAMENTO DEI CANONI DI LOCAZIONE

Posted by on 16:10 in Contrattualistica / Argomenti vari | Commenti disabilitati su “RIDIMENSIONATE” LE RESTRIZIONI PER IL PAGAMENTO DEI CANONI DI LOCAZIONE

“RIDIMENSIONATE” LE RESTRIZIONI PER IL PAGAMENTO DEI CANONI DI LOCAZIONE 

• Art. 49, D.Lgs. n. 231/2007

• Art. 1, comma 50, Legge n. 147/2013

• Nota MEF 5.2.2014, n. 10492/DT

Recentemente il MEF, in risposta ad una specifica richiesta di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate circa l’applicazione degli obblighi in materia di pagamento dei canoni di locazione di

immobili ad uso abitativo, ha precisato che è possibile pagare in contante il canone per una somma inferiore ad € 1.000, senza l’applicazione di sanzioni.

Tuttavia, fermo restando il predetto limite, al fine di “conservare traccia delle transazioni in contante” tra conduttore e locatore è necessario disporre di una prova documentale, che può essere rappresentata da una “semplice” ricevuta.

Non risulta quindi obbligatorio il ricorso a strumenti tracciabili per i pagamenti di canoni di locazione fino ad € 999,99.

Per maggiori dettagli http://www.studioragnoli.it/main/wp-content/uploads/2014/04/LOCAZIONI-E-CONTANTI.pdf

Lavori a contatto con i minori

Posted by on 21:38 in Amministrazione del Personale | Commenti disabilitati su Lavori a contatto con i minori

Lavori a contatto con i minori: obbligo del certificato penale del casellario giudiziale

Circolare e Note Ministero della Giustizia del 3 aprile 2014
D.Lgs n. 39 del 4 marzo 2014 (G.U. n. 68 del 22 marzo 2014)

A seguito dell’emanazione del Decreto Legislativo che impone, a coloro che impiegano soggetti in attività a contatto diretto e regolare con minori, di richiedere agli stessi il certificato penale del casellario giudiziale, il Ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito internet una Circolare e due Note di chiarimenti sull’argomento. Viene precisato che l’obbligo attiene i soli rapporti di lavoro stipulati a partire dal 6 aprile 2014 e non riguarda i soggetti eventualmente impiegati come volontari (ad esempio nelle associazioni culturali, sportive, ecc.), e che nelle more del rilascio di detto certificato il datore di lavoro potrà far sottoscrivere al lavoratore una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

 

Per ulteriori informazioni contattare lo Studio Ragnoli.

Lavoro a Tempo Determinato

Posted by on 21:33 in Amministrazione del Personale | Commenti disabilitati su Lavoro a Tempo Determinato

La disciplina di tale fattispecie contrattuale viene nuovamente modificata, per renderne più flessibile l’utilizzo e creare nuova occupazione, soprattutto giovanile.

In particolare, le novità introdotte dal Legislatore riguardano i seguenti aspetti del rapporto di lavoro a termine:

  • estensione del ricorso all’acausalità;
  • ampliamento della possibilità di ricorso alla proroga;
  • limite massimo per la stipula di contratti da parte di ciascun datore di lavoro.

Acausalità
La durata del contratto di lavoro a tempo determinato, per il quale non è necessaria l’indicazione di una causale giustificativa,

  • viene innalzata dai precedenti 12 mesi (comprensivi di eventuale proroga), agli attuali 36 mesi, comprensivi di eventuali proroghe,
  • riguardo allo svolgimento di qualunque tipo di mansione,
  • sia nella forma del contratto a tempo determinato che nell’ambito di un contratto di somministrazione a termine.

Pertanto, l’apposizione del termine non risulta più subordinata alla presenza di specifici motivi (origine di numerosi contenziosi tra lavoratore e azienda), dal momento che è stata sostituita l’originaria formulazione della disposizione (art. 1, comma 1, D.Lgs n. 368/2001), secondo cui il ricorso al contratto a tempo determinato era ammesso “(…) a fronte di ragioni di carattere tecnico, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro (…)”.
Contestualmente, è stata disposta l’abrogazione della norma, contenente le previsioni di non necessarietà dell’indicazione delle ragioni di apposizione del termine relative:

  • alla suddetta acausalità legale;
  • all’acausalità contrattuale, per cui il ricorso al contratto acausale era consentito in ogni altra ipotesi definita dalla contrattazione collettiva (anche aziendale), stipulata dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Quindi, la possibilità di ricorso all’acausalità è ora consentita fino a 36 mesi e non più, dunque, circoscritta al primo rapporto di lavoro a tempo determinato di durata non superiore a 12 mesi, sia nella forma del contratto a tempo determinato che nell’ipotesi di prima missione nell’ambito di un contratto di somministrazione a termine.
In tema di apposizione del termine, viene ribadito che la stessa è da considerarsi priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto.

Proroghe
Altra misura incentivante per l’utilizzo del contratto a termine riguarda l’estensione della possibilità di ricorso alla proroga, non più consentita per una sola volta ed a condizione della sussistenza di ragioni oggettive.

Tale presupposto non è più richiesto e, fatto salvo il consenso del lavoratore e la durata iniziale del contratto inferiore a tre anni, sono ammesse proroghe fino ad un massimo di otto volte, nel limite dei 36 mesi. Unica condizione è che tali proroghe si riferiscano alla stessa attività lavorativa (stesse mansioni), per la quale il contratto è stato stipulato a termine.

In caso di proroga non sarà necessario rispettare gli intervalli temporali previsti in caso di successione tra due contratti a termine, come fissati dalla Riforma Fornero e dal Decreto Lavoro (10 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi, ovvero 20 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore ai 6 mesi).

Limite quantitativo
Il numero totale di rapporti di lavoro a termine instaurati da ciascun datore di lavoro non può superare la soglia del 20% dell’organico complessivo presente nell’azienda.
Rimane salva la possibilità di modificare tale limite da parte della contrattazione collettiva, tenendo conto delle esigenze legate alle sostituzioni e alla stagionalità.

Il suddetto limite non trova applicazione nei confronti delle imprese che occupano fino a 5 dipendenti, per le quali è comunque ammessa la stipula di un contratto di lavoro a termine.

 

Per ulteriori informazioni contattare lo Studio Ragnoli.

Semplificazioni in matera di DURC

Posted by on 21:27 in Amministrazione del Personale | Commenti disabilitati su Semplificazioni in matera di DURC

In particolare, a decorrere dal 21 marzo 2014 (data di entrata in vigore del DL), chiunque vi abbia interesse verifica

  • con modalità esclusivamente telematiche e
  • in tempo reale

la regolarità contributiva nei confronti di INPS, INAIL e, per le imprese del settore edile, nei confronti delle Casse Edili.

L’esito della verifica ha validità di 120 giorni dalla data di acquisizionee sostituisce ad ogni effetto il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), ovunque previsto.

L’effettiva operatività del nuovo sistema è, tuttavia, subordinata all’emanazione di un successivo decreto interministeriale, da adottare entro 60 giorni dal 21 marzo 2014, volto a definire i requisiti di regolarità, i contenuti e le modalità della verifica, nonché le ipotesi di esclusione dal predetto sistema di verifica della regolarità contributiva.
La verifica con modalità telematiche assolve all’obbligo di accertare la sussistenza del requisito (commissione di violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione italiana o dello Stato in cui sono stabiliti) di cui all’art. 38, comma 1, lettera i), del D.Lgs n. 163/2006, presso la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, istituita presso l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

 

Per ulteriori informazioni contattare lo Studio Ragnoli.